Scarpette rosse: la marcia delle donne invisibili

Scarpette rosse: la marcia delle donne invisibili


Una distesa di scarpe rosse da donna nelle piazze di tutto il mondo. Con questa installazione l’artista messicana Elina Chauvet ha voluto denunciare le violenze fisiche e psicologiche a cui centinaia di migliaia di donne, ogni giorno, devono sottostare.

Scarpette rosse come il sangue. E vuote, a rappresentare il silenzio assordante di chi tiene tutto dentro.

Di chi, custodendo dentro di sé un fardello così grave, scompare a poco a poco. Diventa invisibile.

Di chi non è più tra noi, vittima di quell’uomo che pretendeva di amarla.

Una marcia di donne assenti che ci chiama in causa tutti, uomini e donne, costringendoci a fare i conti con una realtà che spesso si tende a relegare nell’ombra.

L’installazione Scarpette rosse nasce per denunciare i rapimenti e le violenze che, a partire dal 1993, hanno riguardato centinaia di donne nella città messicana di Ciudad Juárez.

La prima versione dell’installazione, realizzata nel 2009, prevedeva 33 paia di scarpe. Da allora l’iniziativa si è diffusa in tutto il mondo.

Nel novembre 2012 Milano è stata la prima città europea a fare da teatro alle scarpette.

Testimonianza per eccellenza della sensualità femminile, la scarpetta rossa è diventata il simbolo della campagna Farsi bella non è una colpa. Agitata davanti agli occhi di chi guarda, vuole ricordare che la bellezza e la cura di sé non devono essere considerati, strumentalizzati o vissuti come elementi di colpa.